Il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, merita considerazione per l'impegno dimostrato nella lotta contro la ndrangheta e per la costante esposizione al rischio personale che tale attività comporta. Tuttavia, ciò non esclude la necessità di analizzare criticamente alcune sue dichiarazioni, come quelle rilasciate durante l'intervista condotta dal giornalista Floris nella trasmissione televisiva "Di Martedì" del 4 febbraio scorso.
Gratteri ha affermato che avrebbe accettato il ruolo di Ministro della Giustizia proposto da Renzi solo a condizione di ottenere “carta bianca” nell’ambito della giustizia penale. È importante sottolineare che una simile autonomia non è compatibile con le prerogative di un ministro incaricato di guidare riforme significative in materia penale. Le iniziative ministeriali devono essere precedute da consultazioni estese con i principali attori del sistema giuridico (magistrati, avvocati e loro organismi rappresentativi) e sottoposte all’esame del Consiglio dei Ministri, successivamente del Parlamento. Si tratta di organi della Repubblica che possono legittimamente approvarle o respingerle. Ulteriori controlli sono assicurati dal Presidente della Repubblica e, eventualmente, dalla Corte Costituzionale.
In effetti, la richiesta di “carta bianca” risulta incompatibile con il rispetto della COSTITUZIONE, documento fondamentale che definisce i limiti entro cui anche le figure istituzionali più autorevoli devono operare. Qualsiasi intervento sulla giustizia penale incide sullo Stato di diritto e sulla vita dei cittadini: pertanto, le relative discussioni devono essere rigorose e prive di approssimazioni.
È plausibile che si sia trattato di una imprecisione comunicativa; tuttavia, nel contesto di un’intervista televisiva rivolta a milioni di spettatori, risulta essenziale utilizzare un linguaggio preciso e ponderato, onde evitare fraintendimenti quali l’equivalenza tra “carta bianca” e “pieni poteri”, termine anch’esso problematico recentemente impiegato da un ministro della Repubblica in ambito politico.
Durante l’intervista, sono emerse altre affermazioni suscettibili di approfondimento: Gratteri ha sostenuto che circa mille detenzioni ingiuste annue in Italia siano “fisiologiche”; ha definito gli oppositori del suo operato come “mele marce”; ha interpretato le numerose critiche alla recente maxi-inchiesta come conferma del proprio atteggiamento (“molti nemici, molto onore”, come ha replicato la giornalista D’Amico); infine, ha dichiarato che le proprie riforme avrebbero “fatto tremare i polsi”, benché il destinatario di tale affermazione non sia stato esplicitato.
Questi aspetti potranno essere oggetto di ulteriori analisi future. Attualmente, si ritiene opportuno soffermarsi sulla questione relativa alla assurda richiesta di “carta bianca” in materia di giustizia penale e perciò, in ultima analisi, in materia di diritti.
Avv. Ernesto Mancini
5 febbraio 2020